Luca si alzò con uno sbadiglio. Si stiracchiò, si infilò le scarpe e andò a prendersi un pezzo di pane dal tavolo. Uno alla volta i suoi amici fecero lo stesso uscendo dai sacchi a pelo.
«Buongiorno.» disse Davide ancora assonnato «Dormito bene?»
«Non come sul letto.» rispose Andrea.
«Già.» aggiunse Nicola.
«Già.» sorrise Luca. Ignorò il dito medio che gli alzò l'amico, ma si affacciò alla finestra e la spalancò quando sentì dei contadini discutere animatamente davanti alla casa.
«Ecco qua, ci mancava solo questo!» si lamentò uno dei braccianti. «Passiamo le giornate intere su questi campi, e adesso per colpa di qualche idiota dovremo fare il doppio del lavoro!»
«Assurdo, fino a ieri stavano bene!» rispose un altro.
«Mi sa che l'abbiamo fatta grossa.» disse Davide.
«È anche colpa del contadino, però.» si avvicinò Andrea «Che si aspettava da gente che non lo ha nemmeno mai visto, un seme?»
«Prepariamoci al cazziatone…» disse Luca vedendolo che si avvicinava nervoso mentre parlava tra i braccianti.
«Dovremo aspettare diverse settimane per il grano che abbiamo piantato ieri…» sbraitava il contadino «Nel frattempo, vedete di capire cos'è successo a questi campi e preparatevi, dovremo razionare le provviste! La prossima volta fate più attenzione! E tu che guardi? Venite qui, che non vi tengo solo per dormire!»
I quattro uscirono dalla porta a testa bassa e Andrea abbozzò un sorriso forzato: «Ci dispiace, dobbiamo aver sbagliato qualcosa. Forse è me-»
«Sì, sì, scusate ma non ho tempo.» lo interruppe il contadino con la solita fretta «Qualche imbranato ha fatto un disastro qui, due settimane di vacanza, e ora ne stiamo pagando tutti le conseguenze. Mi serve una mano.»
I ragazzi lo guardarono confusi.
«Due settimane?» chiese Andrea.
«Sì…» rispose il contadino «Non ho ancora capito con chi devo prendermela, ma credo che chi aveva il compito di annaffiare i campi ci abbia messo poca acqua negli ultimi tempi. Le piante crescono male, e sono tutte da buttare.»
Ogni volta che li istruiva sul suo lavoro, i ragazzi notavano che il tono della voce del contadino cambiava leggermente: parlava più lentamente, e anche il suo viso si distendeva come per prendersi una brevissima pausa dalla realtà.
Sapere che non avevano fatto nulla di male, poi, rassicurò i ragazzi e gli diede i giusti anticorpi per rimanere determinati quando il contadino tornò alla sua forma regolare, con le folte sopracciglia aggrottate e la lingua rapida come le mani con cui gesticolava mentre dava gli ordini:
«Non è il momento, comunque. Pigri e ritardatari, ma almeno non combinate disastri come questi incompetenti… Ci serve del concime, andate in città e compratene il più possibile. Va bene qualsiasi venditore, sono al solito mercato. Tenetene trenta, sono per il lavoro di ieri.» disse tirando fuori un sacco pieno di monete e lanciandolo in mano ad Andrea.
Tutti e quattro annuirono e si avviarono a passo svelto verso il carro.
«Appena svegli, e già dobbiamo lavorare.» sbadigliò Nicola.
Arrivati alla piazza dell'obelisco, sotto un cielo grigiastro e senza nuvole, i ragazzi si fecero strada sul carro tra la folla che era anche più fitta del solito: Davide parcheggiò a fatica davanti all'unica bancarella che non era completamente sommersa dai clienti.
«Salve, ha del concime?» chiese Nicola all'ometto pelato che stava risistemando in fretta e furia sacchi di pane e ceste di frutta.
«Finito tutto, mi dispiace.» rispose lui «Siete arrivati in un brutto momento.»
I ragazzi si spostarono facendosi largo a gomitate tra una folla che sembrava sempre più carica di nervosismo che si accalcava davanti ad alcuni venditori in particolare.
Alla prima occasione Davide ne prese uno da parte: «Come mai tutta questa gente??»
«Pare che l'acqua della sorgente oggi abbia un sapore strano, o qualcosa del genere. Sono tutti qui per comprarne altra, dicono che è disgustosa. Qualcuno si sta lamentando anche delle sue stesse riserve, come se tutta l'acqua fosse andata a male all'improvviso.»
«Aspetti, l'acqua può andare a male?»
«No, ed è proprio questo il problema. Non siete i primi che vengono a comprare del concime, stamattina: fammi indovinare, vi è marcito l'intero raccolto? Se manca l'acqua, le-»
«Le piante crescono male, e sono tutte da buttare…» lo interruppe Davide pensieroso.
«Sì…»
I ragazzi comprarono quindi il concime da quel mercante, poi caricarono i sacchi sul carro.
«Questa mattina è partita una schifezza, cerchiamo di aggiustarla un po'.» disse Nicola con in mano venti delle monete che gli erano rimaste. I quattro si fermarono davanti alla taverna, chiesero ad una cameriera di tenere d'occhio la loro merce ed entrarono a gamba tesa. Il locale era completamente deserto, fatta eccezione per il proprietario che li accolse con giovialità.
«Vedo che questa volta avete portato dei Capi.» sorrise «Accomodatevi, vi porto subito un buon pranzetto: un cappuccino e un cornetto a testa.»
I ragazzi annuirono con un sorriso all'idea di assaggiare qualcosa di nuovo: si sedettero vicino alla finestra e attaccarono simultaneamente il cappuccino. Un attimo dopo, lo sputarono simultaneamente nella tazza.
«Ma che ci ha messo qua dentro?!» esclamò Davide posando la tazza sul tavolo.
Il tavernaio arrivò di corsa con dell'acqua.
«Scusate ragazzi, devo aver usato dei chicchi troppo vecchi. Ecco, l'acqua la offro io.» disse posando la brocca.
Sperando di togliersi quel tremendo sapore dalla bocca, i ragazzi bevvero in un solo sorso ciascuno il loro bicchiere: il tavernaio trasalì quando li vide sputare nuovamente tutto nel bicchiere.
Davide si alzò in piedi: «Ma ci stai prendendo in giro?!»
Senza nemmeno rispondere, il tavernaio provò a bere dalla brocca e fece una faccia disgustata: «Ma è terribile…»
«Riguarda davvero tutta l'acqua? Ma com'è possibile una cosa del genere?» si chiedeva Nicola a bassa voce.
Fu in quel momento che un altro cliente mise piede nel locale: un uomo anziano, dallo sguardo smarrito, barcollò faticosamente verso il tavolo dove erano tutti.
«Mi scusi… Avrei… bisogno di acq-»
L'uomo cadde privo di sensi davanti al tavernaio che lo prese al volo e lo mise seduto su una sedia.
Poi chiamò una cameriera ordinandole di andare a chiamare un medico.
Nei venti minuti che seguirono, nessuno disse una parola e l'aria nella taverna si fece sempre più pesante.
La cameriera tornò accompagnata da un uomo molto alto, sulla trentina, che portava con sé una valigia di cuoio.
Portava un elegante completo blu notte e un eccentrico mantello scuro quanto i lisci capelli neri che gli arrivavano quasi fino alle spalle. Il viso ovale, con gli occhi seri tra le lisce sopracciglia nere e le occhiaie, appariva estremamente pulito se non per una piccola cicatrice sulla guancia destra.
Rimase impassibile mentre studiava la condizione del vecchio.
Gli prese il polso e aspettò pazientemente sotto gli occhi di una platea pensierosa.
«No, non c'è più niente da fare. Era malato da tempo, al cuore probabilmente. Prima o poi doveva succedere.»
«Era entrato chiedendo dell'acqua…» disse il tavernaio, sperando di rendersi utile dando qualche informazione in più.
Il medico rimase in silenzio per un po'. Si girò poi verso i quattro, che lo guardavano incuriositi.
«Voi non siete di qui, giusto?»
Davide si fece avanti: «No, veniamo da-»
«No, grazie. Non sono in vena di ascoltare storie oggi.» lo interruppe l'uomo avvicinandosi ai ragazzi e abbassando la voce per nascondersi da orecchie indiscrete «Questa novità dell'acqua potrebbe avere risvolti spiacevoli. Voi che siete stranieri, fate attenzione a non dare nell'occhio.»
«Lei chi è?» chiese Luca mentre quello prendeva rapidamente un cornetto dal tavolo e lo portava alla bocca.
«Qualcuno che ha molto da fare. Nestor, se proprio volete un nome. Ora, se permettete, toglierei il disturbo.»
L'uomo finì il cornetto, ne prese un altro e uscì a passo svelto dalla taverna.
I ragazzi rimasero lì con il tavernaio. Lo guardavano in silenzio mentre, davanti al corpo del vecchio, teneva le mani unite davanti alla fronte e lo sguardo chino con gli occhi chiusi.
Lasciarono tutti gli spiccioli sul tavolo, poi uscirono in silenzio. Salutarono la cameriera e salirono sul carro, poi Davide li guidò verso la fattoria.
«Sta succedendo qualcosa di strano.» disse.
«"Dobbiamo fare attenzione a non dare nell'occhio"…» ripeteva Luca tra sé e sé accarezzandosi il mento «Che cosa voleva, quello?»
«Possiamo dire addio ai nostri piani, finchè non si risolve questa storia dell'acqua.» si lamentò Andrea.
