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Chapter 3 - La Prigione di Cristallo - "Sei un mostro"

​Il risveglio non fu il ritorno alla luce che Li Yan si sarebbe aspettato. Fu un'immersione violenta in un mondo di sensazioni aliene. Il primo istinto fu quello del terrore primordiale: il ricordo dell'impatto con l'acqua gelida, il peso del suo mantello da Corvo che lo trascinava verso il fondo e la sensazione del sale che gli bruciava le narici.

​Spalancò gli occhi, pronto a sentire il bruciore dei polmoni che imploravano aria, ma non accadde nulla.

​Inspirò per puro riflesso e, con un sussulto che gli scosse l'intero sterno, sentì l'acqua riempire il suo petto. Ma non era soffocamento. Era una sostanza densa, carica di ossigeno e di una vitalità elettrica che si diffondeva nelle sue vene come fuoco liquido. Portò freneticamente le mani alla gola, graffiandosi la pelle, cercando di espellere quel liquido, finché la realtà circostante non iniziò a focalizzarsi.

​Non si trovava nel fango del fondo oceanico. Non era la preda di qualche predatore abissale.

​Li Yan si trovava disteso su un letto vasto, le cui lenzuola sembravano tessute con seta di ragno marino e polvere di perla. Sopra di lui, una volta immensa di cristallo purissimo lo separava dall'oceano aperto. Oltre quel vetro invisibile, il buio dell'abisso era interrotto da foreste di coralli bioluminescenti che pulsavano di una luce azzurra e fucsia, illuminando le sagome di banchi di pesci che nuotavano curiosi contro la barriera.

​Era una prigione di una bellezza straziante. Una gabbia d'oro o meglio, di diamante immersa nel silenzio più assoluto.

​«Non sforzarti, sposo mio. Il tuo corpo è ancora in lotta contro la sua stessa natura umana. Deve imparare ad accettare il mio dono.»

​Quella voce. Li Yan si voltò così velocemente che la testa gli girò per la pressione dell'acqua.

​Seduto su un trono scolpito in un unico blocco di ossidiana, ai piedi del letto, c'era Kaelen. Il principe tritone non somigliava affatto alla creatura leggendaria dei miti che Mo Xuan gli raccontava per spaventarlo. Era molto peggio. Era la perfezione fatta carne e scaglie.

​La sua coda, immensa e potente, era una cascata di scaglie argentee che riflettevano ogni barlume di luce, terminando in una pinna diafana che si muoveva con una grazia ipnotica sul pavimento di marmo nero. Era nudo fino alla vita, il petto ampio segnato da muscoli tesi e definiti, la pelle di un pallore lunare che sembrava brillare di luce propria. Ma erano gli occhi a paralizzare Li Yan: due pozzi di oro fuso, venati di una ferocia possessiva che non lasciava spazio a dubbi.

​«Tu...» la voce di Li Yan uscì rauca, come se le sue corde vocali fossero state rivestite di velluto bagnato. «Cosa mi hai fatto? Dov'è la mia nave? Dov'è Mo Xuan?»

​Kaelen si alzò dal trono. Il movimento fu così fluido da sembrare un volo subacqueo. Si avvicinò al letto, e ogni centimetro che guadagnava faceva sentire a Li Yan quanto fosse piccola la sua umanità in confronto a quella creatura.

​«La tua nave è cenere che concima il fondo, piccolo Corvo. E il tuo maestro... è un uomo fortunato a essere ancora vivo, per ora,» rispose Kaelen, la voce che vibrava come un violoncello nelle orecchie di Li Yan. «Ti ho riportato dove appartieni. Al mio fianco. Nel cuore del mio regno.»

​L'istinto del cacciatore, forgiato in anni di disciplina spietata, scattò nel sangue di Li Yan. Nonostante la debolezza, nonostante l'assurdità di respirare acqua, la sua mente cercò un modo per uccidere.

​Individuò un calice di cristallo su un tavolino di corallo accanto al letto. Se lo avesse rotto, avrebbe avuto una lama. Con un balzo disperato, si lanciò verso l'oggetto, le dita tese per afferrarlo, lo infranse sulla superficie perlacea di una specie di basso mobile. La mente già proiettata verso la gola pallida del tritone.

​Ma non appena trafisse la carne del tritone, il disastro avvenne.

​Un dolore indicibile, simile a una colata di piombo fuso versata direttamente nel suo atrio sinistro, lo colpì. Li Yan emise un grido strozzato, un suono gorgogliante che morì nell'acqua. Il suo corpo si inarcò, le dita si contrassero a vuoto e lui crollò sul marmo gelido, stringendosi il petto con entrambe le mani. Sentiva il cuore battere impazzito, come se un artiglio invisibile lo stesse stritolando.

​Nello stesso istante, anche Kaelen ebbe un sussulto violento. Il Principe del Mare si portò una mano al petto, i muscoli delle spalle che si contraevano per il riflesso del dolore. Una smorfia di agonia gli deformò i lineamenti nobili, ma i suoi occhi... i suoi occhi brillavano di un piacere perverso.

​Mentre Li Yan ansimava sul pavimento, cercando di riprendere il controllo del proprio battito, Kaelen si abbassò accanto a lui. Non c'era fretta nei suoi movimenti, solo una pazienza millenaria.

​«Cos'è... questa maledizione?» riuscì a sputare Li Yan, le lacrime che si dissolvevano istantaneamente nell'acqua che lo circondava.

​«Non è una maledizione, Li Yan. È un legame,» sussurrò Kaelen. Prese il mento del ragazzo tra il pollice e l'indice, costringendolo a guardarlo. Le sue unghie erano leggermente più lunghe e affilate di quelle umane, simili ad artigli. «Si chiama Bacio del Vincolo. È l'antico rito con cui i reali degli abissi reclamano ciò che è loro. Ho intrecciato il mio respiro con il tuo. Ho legato la mia forza vitale alla tua debole scintilla umana.»

​Li Yan cercò di scostarsi, ma la presa di Kaelen era come una morsa di ferro.

​«Se tu mi colpisci, il dolore si rifletterà su di te dieci volte più forte. Se tu provi a odiarmi, il vincolo ti punirà. Ma c'è di più, sposo mio...» Kaelen si chinò, il suo viso a pochi millimetri da quello di Li Yan. Poteva sentire il calore emanato dal tritone, un calore che non avrebbe dovuto esistere in quelle profondità. «Ora siamo una cosa sola. Io sento ogni tua paura, ogni tuo fremito. E se il mio cuore dovesse smettere di battere, il tuo esploderebbe un istante dopo. Sei legato a me nella vita e nella morte.»

​L'orrore invase Li Yan. Mo Xuan gli aveva insegnato che le sirene erano animali, predatori senza anima. Ma questo era peggio. Kaelen era un carceriere che aveva trasformato il corpo della sua vittima nella sua stessa prigione.

​«Perché?» chiese Li Yan, la voce che tremava di rabbia e disperazione. «Perché non mi hai lasciato annegare? Perché torturarmi così?»

​Lo sguardo di Kaelen si addolcì per un istante, un'ombra di malinconia che rendeva la sua bellezza ancora più pericolosa. «Torturarti? Li Yan, io ti sto salvando. Tu hai dimenticato chi sei. Hai dimenticato la promessa che abbiamo scambiato sulla scogliera, quando hai accettato di essere mia moglie e io ti ho donato un frammento del mio respiro. Io ho passato quindici anni a preparare questo palazzo per te. Ho passato ogni notte a guardare la superficie, aspettando che il mio sposo tornasse a casa.»

​«Io non sono il tuo sposo!» gridò Li Yan, ignorando la fitta di dolore che gli attraversò il petto per la violenza di quel rifiuto. «Ero solo un bambino! Quello non era un patto, era un gioco!»

​Kaelen sorrise, e questa volta il sorriso fu freddo come le correnti del nord. «Per gli umani, le parole sono vento. Per noi, le parole sono catene. Mi sono incatenato a te, mio sposo. Mi hai dato il tuo "sì", Li Yan. E io non accetto tradimenti.»

​Il tritone si sporse in avanti e posò un bacio lento, quasi cerimoniale, sulla fronte del cacciatore. In quel momento, il vincolo reagì. Una scarica di adrenalina e un'ondata di un desiderio oscuro e travolgente invasero il sistema nervoso di Li Yan.

​Sussultò, perché sapeva che quelle emozioni non erano le sue. Erano le emozioni di Kaelen, la sua brama, la sua ossessione, la sua fame, che fluivano attraverso il legame magico, infettando la sua mente. Per la prima volta nella sua vita, Li Yan ebbe paura non di ciò che Kaelen gli avrebbe fatto, ma di ciò che lui stesso avrebbe iniziato a desiderare.

​Kaelen si alzò con Li Yan fra le braccia. Lo fece stendere sul letto incredibile morbido e poi tornò verso il suo trono, raccolse qualcosa e andò verso la porta che si aprì. «Riposa ora. E non temere, imparerai ad amare le tue catene, come ho fatto io, perché non le spezzerai mai.»

​Mentre Kaelen usciva dalla stanza, la sua coda argentata che produceva un fruscio sul marmo, Li Yan rimase solo. Guardò il Nautilus fossile che era caduto accanto a lui. Quel piccolo oggetto, un tempo simbolo di speranza, ora sembrava solo l'ennesima parte di quella trappola perfetta chiamata destino.

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