Il sonno di Li Yan non fu un rifugio, ma un campo di battaglia.
Nel buio della sua mente, non c'era più il palazzo di cristallo, né il peso dell'oceano. Si trovava in un luogo sospeso, dove l'acqua era calda come sangue e densa come miele. Sentiva mani invisibili accarezzargli la pelle, dita lunghe che tracciavano sentieri di fuoco lungo i suoi fianchi, risalendo verso il petto.
Poi, lo vide. Kaelen non era un mostro, in quel sogno. Era un dio d'avorio e oro che emergeva dalla nebbia marina. Il tritone lo avvolse con la sua coda potente, una stretta che avrebbe dovuto terrorizzarlo e che invece gli strappò un gemito di puro piacere. Quando le labbra di Kaelen trovarono il suo collo, Li Yan non sentì dolore, ma una fame devastante che non gli apparteneva. Ogni bacio era un furto di volontà; ogni tocco lo faceva sentire vivo come mai era stato sulla terraferma.
«Sei mio...» sussurrava la voce di Kaelen contro la sua pelle, calda e reale. «Ammetti di volerlo quanto lo voglio io.»
Li Yan si svegliò con un sussulto, il respiro corto e il corpo scosso da tremiti. Le lenzuola di seta erano attorcigliate attorno alle sue gambe e la sua pelle bruciava. Si portò una mano al viso, cercando di scacciare l'immagine degli occhi dorati di Kaelen, ma il battito del suo cuore era ancora accelerato, pesante, sincronizzato con un altro battito che sentiva rimbombare nel petto.
Maledetto vincolo.
Capì in quel momento che quel desiderio non era nato da lui. Era Kaelen. Il principe stava sognando lui, o forse lo stava semplicemente desiderando da qualche parte nel palazzo, e il legame magico stava trascinando Li Yan in quel vortice di lussuria abissale. La sua mente gridava odio, ma il suo corpo era intriso della brama del suo carceriere.
Prima che potesse riprendere il controllo, la porta di cristallo della stanza scivolò lateralmente con un sibilo sommesso. Entrarono tre creature che Li Yan non aveva mai visto: ancelle dalle dita lunghe e palmate, con la pelle color perla che sfumava al blu, verde e oro e grandi occhi neri privi di pupille. Anche loro erano sirene ma molto più simili a pesci che non Kaelen. Non parlarono, ma i loro movimenti erano coreografati come una danza.
Senza che lui potesse opporre una reale resistenza, il suo corpo era ancora intorpidito dal sogno, le ancelle lo sollevarono e lo condussero verso una vasca scavata in un enorme vasca di madre perla a forma di conchiglia. L'acqua al suo interno era diversa da quella che lo circondava, infusa di oli essenziali che profumavano di ambra e legni sommersi.
Lo spogliarono dei resti della sua armatura di cuoio e del mantello da Corvo, i simboli della sua vita passata che ora giacevano sul pavimento come pelle morta. Li Yan si sentiva vulnerabile, esposto sotto i loro sguardi alieni. Le ancelle lo lavarono con spugne morbide, massaggiando i suoi muscoli tesi finché ogni traccia di sale della superficie non sparì. In silenzio.
Poi arrivarono i vestiti. Non erano abiti da uomo, né da soldato. Erano strati di seta traslucida, un tessuto così leggero da fluttuare attorno a lui come fumo. Quando glieli infilarono, Li Yan si guardò nello specchio di ossidiana: la tunica, di un nero profondo con riflessi violacei, era quasi trasparente, rivelando ogni linea del suo corpo, le cicatrici delle battaglie passate e il rossore che ancora gli imporporava il petto. Era un abito che non serviva a coprire, ma a presentare una preda al suo predatore.
Venne condotto in una sala da pranzo che toglieva il fiato. Un tavolo di corallo bianco era imbandito con piatti d'oro e cristallo, carico di prelibatezze marine a cui Li Yan non sapeva nemmeno dare un nome.
Kaelen lo stava aspettando. Il principe era seduto a capotavola, la sua coda maestosa ripiegata con eleganza. Indossava solo una serie di catene d'oro che gli incrociavano il petto nudo, mettendo in risalto la potenza dei suoi muscoli. Quando Li Yan entrò, lo sguardo dorato di Kaelen scivolò lentamente lungo il suo corpo, soffermandosi sulla trasparenza della seta.
La pressione nel petto di Li Yan aumentò bruscamente. Poteva sentire la soddisfazione famelica di Kaelen vibrargli nelle ossa.
«Siediti, Li Yan,» disse Kaelen, la voce bassa come un rombo di tuono lontano. «Hai bisogno di nutriti. Il bacio consuma molte energie, nei primi giorni.»
Li Yan si sedette, cercando di mantenere la schiena dritta nonostante la tunica lo facesse sentire nudo. «Non mangerò il tuo cibo. Non sono un animale che puoi addomesticare con i premi.»
Kaelen sorrise, un gesto che non raggiunse gli occhi. Prese un acino di un frutto marino, scuro come una mora ma lucido come vetro, e lo portò alle labbra. «Non sei un animale, sposo mio. Sei il mio compagno. Ma se preferisci morire di fame, sappi che io sentirò ogni tuo crampo. Ogni tuo dolore sarà mio. Pensi davvero che ti permetterò di soffrire quando posso impedirlo?»
Kaelen si sporse in avanti, allungando una mano sul tavolo. Con estrema lentezza, sfiorò il dorso della mano di Li Yan.
L'impatto fu elettrico. Li Yan sussultò, ma non riuscì a ritrarre la mano. Il vincolo stava trasmettendo una scarica di piacere così pura che le sue difese crollarono per un istante. Odiava quell'uomo, odiava ciò che gli aveva fatto, ma il calore che irradiava da Kaelen era come una droga per i suoi sensi privati di tutto.
«Assaggia,» sussurrò Kaelen, portando il frutto alle labbra di Li Yan.
Li Yan strinse i denti, gli occhi fissi in quelli del tritone. C'era una sfida silenziosa tra loro, una lotta di volontà dove l'attrazione fisica era l'arma più sporca. Alla fine, spinto da una fame che non sapeva se fosse sua o di Kaelen, Li Yan aprì la bocca e accettò il frutto.
Il sapore esplose sulla sua lingua: dolce, intenso, quasi inebriante. Le dita di Kaelen indugiarono sul suo labbro inferiore, premendo leggermente, un gesto di possesso assoluto.
«Bravo ragazzo,» mormorò il principe, e Li Yan sentì un'ondata di desiderio così violenta attraversare il legame che dovette aggrapparsi al bordo del tavolo per non cadere.
«Ti ucciderò,» ansimò Li Yan, la voce rotta. «Prima o poi, troverò un modo per spezzare questa catena e ti taglierò la gola.»
Kaelen ridacchiò, un suono scuro e sensuale. Si alzò, sovrastandolo con la sua mole imponente, e si chinò verso il suo orecchio. «Forse lo farai. Ma fino ad allora, ogni volta che mi guarderai, ogni volta che sentirai il mio tocco, il tuo sangue canterà per me. Puoi odiarmi quanto vuoi, Corvo... ma il tuo corpo mi appartiene già.»
Kaelen lasciò la stanza, lasciando Li Yan solo con il profumo dell'ambra e il sapore dolce e amaro della sua prigionia.
