Tutto ebbe inizio in un pomeriggio di giugno, quando l'aria sapeva di pino marittimo e tempesta imminente.
Il piccolo Li Yan si era allontanato dal sentiero principale, attirato da un suono che non somigliava a nulla di ciò che aveva mai sentito. Non era il verso di un gabbiano, né il fischio del vento tra le rocce. Era una melodia senza parole, vibrante e profonda, che sembrava scaturire direttamente dal battito delle onde contro la scogliera.
Scavalcò un ammasso di rocce dorate e si fermò col fiato sospeso. Seduto su uno scoglio piatto, parzialmente immerso dall'alta marea, c'era un bambino. Aveva i capelli di un biondo chiarissimo, quasi bianchi sotto il sole abbacinante, e cantava rivolto verso l'orizzonte, dondolando le gambe nell'acqua.
Li Yan avrebbe dovuto aver paura, o almeno correre a chiamare gli adulti del villaggio, ma i suoi piedi sembrarono muoversi da soli, come se quella melodia lo stesse tirando per il cuore.
"Chi sei?" chiese Li Yan, la voce che tremava appena.
Il canto si interruppe bruscamente. Il bambino biondo si voltò di scatto. I suoi occhi, di un oro liquido e magico, fissarono Li Yan con una curiosità selvatica. Per un istante regnò il silenzio, interrotto solo dal risucchio dell'acqua tra i ciottoli. Poi, il bambino biondo sorrise, mostrando denti bianchissimi e un'espressione di pura meraviglia.
"Io sono Kaelen," rispose, la voce che conservava ancora l'eco del canto. "E tu sei il primo umano che non scappa quando mi sente. Perché non hai paura?"
Li Yan si sedette sulla sabbia, a pochi metri da lui. "Canti bene. Sembrava che il mare ti stesse rispondendo."
Kaelen balzò giù dallo scoglio. Le sue gambe sembravano normali, ma camminava sulla sabbia con una leggerezza strana, quasi fluttuasse. Si avvicinò a Li Yan e lo studiò da vicino, arrivando a sfiorargli i capelli neri con la punta delle dita fredde come il ghiaccio.
"Mi piaci, Yan-ge," dichiarò con la schiettezza dei bambini. "Resta con me. Ti insegnerò i nomi delle correnti e ti mostrerò dove il sole va a dormire sotto le onde.
Passarono ogni singolo giorno tra le insenature della scogliera, dove l'acqua era così limpida da sembrare aria liquida.
Li Yan insegnò a Kaelen a costruire castelli di sabbia che il mare puntualmente reclamava, mentre Kaelen mostrava a Li Yan come ascoltare il "canto" delle pietre bagnate.
"Se resti immobile, l'oceano smette di considerarti un estraneo," sussurrava Kaelen, mentre rimanevano ore con l'acqua alle caviglie, osservando i banchi di pesci argento che danzavano attorno alle loro gambe senza paura. Per Li Yan, quella era magia; per Kaelen, era semplicemente casa.
Man mano che i giorni di giugno sfumavano nel calore torbido di luglio, la spiaggia divenne il loro regno privato. Per Li Yan, la vita al villaggio, fatta di lezioni al combattimento, faccende e dei severi sguardi dei genitori, era diventata una sbiadita coreografia di sottofondo.
La sua vera vita iniziava quando il sentiero finiva e l'odore del sale diventava così forte da poterlo quasi masticare.
Kaelen era una creatura di contrasti. Poteva restare immobile per un'ora, fissando il fondo di una pozza di marea con la pazienza di un predatore, per poi scoppiare in una risata cristallina quando un granchio gli pizzicava un dito.
"Vedi, Yan-ge?" diceva Kaelen, indicando le venature bianche nel marmo delle scogliere. "Queste sono le vene della terra. Il mare le scava perché vuole arrivare al cuore del mondo. È come facciamo noi tritoni: cerchiamo sempre qualcosa che ci faccia sentire meno soli nell'abisso."
Li Yan, in cambio, gli portava piccoli frammenti del mondo "di sopra": un nastro di seta colorata, un biscotto al miele leggermente sbriciolato, un fischietto di legno. Kaelen osservava quegli oggetti con una devozione quasi religiosa. Assaggiò il biscotto e fece una smorfia divertita.
"Sa di sole secco," commentò. "Preferisco il gusto del tuo mondo, ma il mio è più profondo."
Nelle calde mattine di agosto, il gioco preferito di Kaelen era "nascondersi tra i riflessi". Si immergeva e spariva per minuti interi, lasciando Li Yan con il fiato sospeso sulla riva, finché non riemergeva improvvisamente alle sue spalle, con i capelli biondi appiccicati al viso e la pelle che scintillava come coperta di polvere di stelle.
Un giorno, mentre costruivano un castello di sabbia particolarmente elaborato, Li Yan cercò di cingere le mura con delle conchiglie comuni. Kaelen scosse la testa. Si punse un polpastrello con una spina di pesce e lasciò cadere una singola goccia di sangue bluastro sulla sabbia. In quel punto, la sabbia si indurì all'istante, diventando dura come vetro.
"Così non lo porterà via nessuno," disse Kaelen con una nota di possesso nella voce che Li Yan, nella sua innocenza di bambino, scambiò per semplice determinazione. "Le cose che amo devono restare dove le metto."
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Mentre le parole di Kaelen sul "tamburo di guerra" nel petto di Li Yan svanivano nel fruscio della risacca, l'aria cambiò. Il cielo si tinse di un viola livido e il primo vento freddo dell'autunno spettinò i loro capelli. Era il segnale: l'estate era finita.
Kaelen si scostò dal petto di Li Yan, dove era solito accoccolarmi dopo lunghi pomeriggi di gioco, con una lentezza cerimoniale.
Un soffio di vento più freddo provenienti dal mare, ne increspò la superficie lucenta al tramonto. Kaelen si voltò di scatto con sguardo penetrante. Li Yan non capiva, ancora sdraiato sulla schiena, fissava l'amico con stupore. I raggi del sole calante sembravano prendere vita sulla bionda chioma.
"Cosa succede Kaelen?" Chiese e l'altro sospirò, con delicatezza si scostò, facendo alzare l'altro.
"È giuta l'ora Yan-ge, dobbiamo dirci addio"
"Addio, perché mai? Io voglio giocare con te ancora!"
Tristemente Kaelen sorrise per poi estrarre dalla tasca dei pantaloni sbrindellati, un oggetto che non aveva mai mostrato prima: un Nautilus fossile, pesante, liscio e venato di riflessi opalescenti. Sembrava racchiudere in sé tutti i segreti della geometria marina.
"Per te , Yan-ge," disse, premendo la pietra fredda tra le mani del ragazzo umano.
Poi, Kaelen portò l'apertura della conchiglia alle proprie labbra. Chiuse gli occhi e soffiò con forza all'interno. Per un istante miracoloso, le spire del fossile si illuminarono di un bagliore azzurro elettrico, come se avesse intrappolato un fulmine sottomarino nel cuore della pietra.
"C'è il mio respiro qui dentro," sussurrò Kaelen, la voce ora roca di un'emozione che non sapeva spiegare. Lo depositò nelle mani dell'amico. "Finché lo terrai, Io sarò con te. Tienilo e non ti dimenticare di me. E se avrai bisogno, tienilo vicino al cuore e io verrò da te."
Kaelen non lasciò andare le mani di Li Yan. Lo guardò fisso negli occhi, con quella serietà assoluta che solo i bambini sanno avere, ignorando il fatto che le sue gambe stessero iniziando a formicolare, bramando la pinna e l'abisso.
"Sai, .io padre dice che gli umani sono come la schiuma: appaiono e poi spariscono," disse Kaelen. "Ma io non voglio che tu sparisca. Promettimi... sarai mia moglie? Così un giorno potremo vivere insieme per sempre e non dovremo più dirci addio."
"Potremmo giocare insieme per sempre?" Chiese Li Yan nell'ingenuità riflessa nei gialli occhi di Kaelen. "Certo che si. Ricordi; le cose che amo devono restare con me." Lo disse spostando gli occhi dai suoi al ciuffo della frangia che gli rimase apposto.
Li Yan, ancora abbagliato dalla luce azzurra della conchiglia e intenerito dalla tristezza dell'amico, scoppiò in una risata leggera. Non capiva il peso di quel "sì" nel mondo delle creature magiche. Per lui era solo un modo per dire: ti voglio bene, tornerò e potremmo giocare per sempre.
"Certo, Kaelen! Te lo prometto," rispose con un cenno deciso del capo.
"Sarai mia moglie e potremo continuare a divertirci!"
Si separarono mentre la marea saliva rapida, cancellando le loro impronte sulla sabbia. Li Yan corse verso il sentiero, stringendo il Nautilus al petto, sentendolo stranamente caldo contro la pelle. Si voltò un'ultima volta per salutare, ma vide solo una scia argentata che si immergeva nell'oscurità del largo.
Quello che Li Yan non sapeva, mentre tornava verso la civiltà, era che aveva appena firmato un contratto di sangue. Quello non era un gioco. Per Kaelen, il re dei mari in divenire, quel "sì" era diventato una legge dell'universo.
