Quindici anni possono trasformare un bambino spaventato in un'arma affilata. Li Yan non era più il ragazzino che giocava con le conchiglie sulla riva; ora era il Corvo del Mare, il vice di Mo Xuan, un uomo il cui nome veniva sussurrato con timore nei porti e con odio viscerale negli abissi.
Indossava il suo mantello nero come un sudario. Sulla poppa della Vindicator, la nave ammiraglia dei cacciatori, Li Yan osservava l'orizzonte plumbeo. Il Nautilus fossile era stretto nel suo pugno, nascosto nella tasca interna vicino al cuore. Era il suo unico segreto, l'unico pezzo di anima che Mo Xuan non era riuscito a rimpiazzare con l'acciaio e il sangue.
"Senti questo odore, Yan?" ruggì Mo Xuan, avvicinandosi. Il vecchio cacciatore aveva il volto segnato da cicatrici simili a morsi di squalo, trofei di una vita passata a sterminare ciò che viveva sotto il pelo dell'acqua. "Sanno che siamo qui. Le bestie sentono l'odore della loro fine."
Li Yan non rispose. Non era l'odore delle sirene a inquietarlo, ma il silenzio innaturale dell'acqua, una calma piatta che sembrava trattenere il respiro. Poi, senza preavviso, il mare esplose.
Non fu un'onda a colpirli, ma una montagna di muscoli e scaglie scure. Il Leviatano, una divinità primordiale che persino i cacciatori più esperti evitavano, emerse dalle profondità come un incubo dimenticato. Un colpo della sua coda titanica spezzò l'albero maestro della nave come se fosse un ramoscello secco, facendo piovere schegge di legno e terrore sul ponte.
"Fuoco! Abbattete la bestia!" ruggì Mo Xuan. Il suo volto, illuminato dai lampi improvvisi, era una maschera di odio puro.
Li Yan lottò per restare in piedi mentre il ponte si inclinava paurosamente. Ogni volta che vedeva una creatura marina, la voce di Mo Xuan gli rimbombava nel cranio come una sentenza: «Guardali, Yan. Guarda i mostri che ti hanno reso orfano. Se non fossi arrivato io quel giorno in mare aperto, avrebbero banchettato con le tue ossa dopo aver sbranato i tuoi genitori. Io ti ho dato una vita, loro ti hanno dato solo il vuoto.»
Li Yan non aveva ricordi nitidi di quel giorno di quindici anni prima; solo frammenti di nebbia, il sapore del sale e il racconto ossessivo del suo mentore. Mo Xuan era stato il suo salvatore, l'uomo che lo aveva raccolto dalle onde dopo che "le sirene" avevano sterminato la sua famiglia durante una battuta di caccia finita in tragedia. O almeno, questo era tutto ciò che Li Yan sapeva.
Un secondo impatto, un boato sordo che fece vibrare il legno fin sotto i suoi piedi, scaraventò il Corvo del Mare fuori bordo.
L'impatto con l'acqua gelida fu brutale, come colpire il cemento. Il fiato gli fu strappato dai polmoni. Mentre sprofondava, il mantello nero, il simbolo del suo rango di sterminatore, si trasformò in una zavorra mortale. L'armatura di cuoio imbevuta d'acqua iniziò a trascinarlo giù, verso quel blu profondo che Mo Xuan gli aveva insegnato a odiare come l'inferno stesso.
«Padre... madre...» pensò, mentre la coscienza scivolava via e l'oscurità lo avvolgeva. «Sto tornando nel luogo che vi ha uccisi.»
L'abbraccio dell'Abisso
Mentre l'aria abbandonava i suoi polmoni e la luce della superficie diventava un ricordo lontano, Li Yan vide un'ombra. Non era la sagoma grottesca del mostro che li aveva attaccati. Era qualcosa di veloce, fluido, spaventosamente elegante.
All'improvviso, sentì una pressione prepotente. Una mano grande e forte si serrò attorno alla sua vita, attirandolo con una foga quasi brutale contro un corpo solido, caldo e nudo. Li Yan, ormai semicosciente, sussultò nel sentire quella pelle liscia e bollente premuta contro la sua schiena gelida, in un contrasto che gli fece bruciare i sensi. Quel contatto non sapeva di morte, ma di un possesso antico e assoluto.
Qualcuno lo stava trascinando via dal caos, ma non verso la salvezza della nave; lo stava reclamando per le profondità.
Prima di scivolare nell'incoscienza, Li Yan riuscì a schiudere le palpebre per un ultimo, fatale istante. Sopra di lui, una chioma bionda fluttuava come seta liquida, incorniciando un volto di una bellezza ultraterrena e crudele. Due occhi dorati, vibranti di un'intensità predatoria, lo fissavano come se volessero divorargli l'anima.
"Ti ho trovato, sposo mio..."
Quella voce non passò attraverso le orecchie, ma vibrò direttamente nel suo petto, profonda e possessiva. Poi, sentì il tocco carnale di labbra calde che si posavano sulle sue in un bacio disperato, che sapeva di sale e di una fame durata quindici anni. Non era solo un bacio: era un soffio di vita, un calore elettrico che gli invase i polmoni e il sangue, marchiandolo per sempre nel buio dell'abisso.
